Vince la seconda edizione del Premio Nazionale del Paesaggio e diventa il candidato dell’Italia per la VI edizione del Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa il progetto:

Tra terra e acqua, “un altro modo di possedere”. Agricoltura, impresa sociale, paesaggio e sostenibilità per uno spazio identitario in continuo divenire: l’esperienza del Consorzio Uomini di Massenzatica”

Soggetto proponente: CUM – Consorzio degli Uomini di Massenzatica
Partners: Università Politecnica delle Marche; Università degli Studi di Trento; Università degli Studi di Padova; Università degli Studi di Ferrara; Istituto Delta Ecologia Applicata s.r.l.

Gli Uomini di Massenzatica sono una proprietà collettiva oggi giuridicamente riconosciuta. Un “paesaggio in transizione”, quello del basso Ferrarese e del Delta, caratterizzato dalla mutevolezza dei confini tra terre emerse e sommerse. Nel tempo queste terre furono lavorate e gradualmente bonificate dalla comunità di Massenzatica insediata nelle poche aree emerse, lungo costoni dunosi. Il sodalizio forte di fiducia e reciproco scambio con i monaci di Pomposa contribuì a far estendere il loro diritto di pascolo e di pesca, alla caccia, alla legna. La comunità, attraverso un lavoro metodico e continuo, ha stabilizzato la rete fluviale innalzando argini, e bonificato le paludi di acqua salmastra. Questo ha permesso di estendere la coltivazione sui terreni a loro affidati, tramandando nei secoli i propri valori.

Motivazione del Premio: per la riaffermazione dei valori delle proprietà collettive e della “cura della terra” fortemente perseguita dal consorzio nella gestione di un territorio difficile nel delta del Po, con i suoi confini mutevoli tra terre ciclicamente emerse e sommerse, dimostrazione esemplare di come i valori sociali e culturali espressi dal e nel paesaggio siano presupposto per l’attuazione di programmi di sviluppo sostenibile a beneficio della comunità locale, in grado di contrastare i fenomeni di abbandono e degrado, salvaguardare l’identità dei luoghi tramandata dalla storia e promuovere modelli operativi fondati su principi etici di solidarietà. Il progetto costituisce un’esperienza rappresentativa della cultura italiana del paesaggio, caratterizzata da una operatività in cui la storia plurisecolare dei luoghi si sostanzia nell’affermazione di forti sentimenti identitari, in piena sintonia con gli obiettivi delineati dalla Convenzione Europea del Paesaggio.

Il progetto costituisce un’esperienza rappresentativa della cultura italiana del paesaggio, caratterizzata da una operatività in cui la storia plurisecolare dei luoghi si sostanzia nell’affermazione di forti sentimenti identitari, in piena sintonia con gli obiettivi delineati dalla Convenzione Europea del Paesaggio.

L’interesse particolare suscitato dal progetto è del resto già insito nella tipologia del soggetto proponente ed attuatore: si tratta, infatti, di un Consorzio – costituito nel 1896 – che affonda le sue origini in un’antica proprietà collettiva di origine medievale, da secoli insediata in un territorio difficile da gestire nella mutevolezza dei confini tra terre emerse e sommerse generata dai processi ciclici di sedimentazione ed erosione che caratterizzano il delta del fiume Po.

Ancora oggi è possibile riscontrare quanto le origini del Consorzio, connesse alle vicende della comunità religiosa della vicina Abbazia di Pomposa, abbiano potuto incidere nella cultura locale,
anche radicandovi principi di natura etica. Tali principi sono leggibili nell’azione svolta dal Consorzio, che già dagli anni ’90 ha operato in maniera sistematica per contrastare l’abbandono e il degrado delle aree di pertinenza.

Al progetto sono state riconosciute dunque caratteristiche di originalità che ne fanno una eccellente dimostrazione di come i valori sociali e culturali espressi dal e nel paesaggio siano presupposto per l’attuazione di programmi di sviluppo sostenibile a beneficio della comunità locale.

Gli obiettivi prefissati dal progetto sono tuttora perseguiti assumendo i valori identitari quali punti di forza per generare sentimenti di coesione nella collettività, che si esprimono anche nell’attenta gestione del paesaggio inteso come ‘bene comune’.

La realtà territoriale in cui ha operato il Consorzio rientra nella tipologia di beni le cui peculiarità ambientali e paesaggistiche sono state oggetto di specifico riconoscimento di tutela dalla «legge Galasso» e, successivamente, dal Codice dei beni culturali e del paesaggio (D.Lgs.n.42 del 2004) all’art. 142, comma 1, lettera h.

Si tratta peraltro di contesti territoriali che proprio per la natura giuridica del regime di proprietà presentano non di rado criticità nella conduzione, circostanza in considerazione della quale è stata riconosciuta ancor più meritevole la gestione “virtuosa” attuata dagli ‘Uomini di Massenzatica’, capace di far fronte ai fenomeni di abbandono delle campagne e di tutelare le valenze storico- culturali del territorio.
La riaffermazione dell’agricoltura, con il ritorno al lavoro della terra, è stata una scelta condivisa, vissuta come occasione di coesione culturale, ma anche di integrazione di nuove cittadinanze, grazie all’esigenza di nuova manodopera agricola.

È stata riconosciuta, quale particolare elemento di eccellenza, la capacità dimostrata dal progetto di rigenerare il paesaggio in termini collettivi, assicurando la tutela e la valorizzazione del ricco patrimonio, anche immateriale, legato alle tradizioni rurali e culturali locali.

Le azioni attuate sono in perfetta sintonia con gran parte degli obiettivi esplicitati nel bando del MiBAC ai fini valutativi:

1. riqualificare e valorizzare il patrimonio culturale materiale e immateriale;
2. riqualificare e valorizzare gli antichi usi e i Paesaggi rurali;
3. riqualificare le aree urbane, periurbane e le periferie urbane degradate o abbandonate;
4. ‘consumo zero’ del suolo;
5. contrasto al rischio idrogeologico;
6. riduzione dei fattori di inquinamento ambientale;
7. integrazione culturale tra vecchi e nuovi residenti, anche di altri Paesi.

Nel riconoscere le importanti qualità del progetto, è stata apprezzata la rispondenza delle azioni che ne hanno permesso l’attuazione ai quattro criteri stabiliti dal Regolamento per l’attribuzione del Premio del Paesaggio del COE.

Sviluppo sostenibile – Nel progetto presentato è evidente come il Consorzio abbia fondato la propria attività su criteri di sostenibilità paesaggistica, ambientale e culturale. Il territorio e il suo paesaggio sono ritornati alla loro antica funzione produttiva, una riaffermazione del genius loci con una sua proiezione verso il futuro, confermando la natura dei beni comuni, intrinsecamente favorevole all’attuazione di forme di sviluppo sostenibile.
È stata riconosciuta l’eccezionalità del progetto per la capacità di porre in campo azioni dettate da forti principi etici di solidarietà e sussidiarietà che costituiscono la strategia vincente per il successo del progetto stesso.

Partecipazione pubblica – Il progetto nella sua attuazione ha visto l’esplicarsi di una rete di relazioni con Enti pubblici di varia natura e ha doverosamente tenuto conto delle normative vigenti in materia di usi civici e proprietà collettive.
Proprio per la delicata situazione ambientale e giuridica il Consorzio si avvale della consulenza di diverse Università al fine di qualificare scientificamente le strategie più efficaci per l’attuazione dei propri programmi (Università di Ancona, Ferrara, Padova Udine e Trento).
Sono stati posti in essere contatti con vari Ministeri (in particolare il MATTM e il MiBACT) per la valorizzazione del patrimonio naturale e culturale dell’area.
Il progetto è in sintonia con le politiche a scala nazionale e regionale, con particolare riferimento agli obiettivi di coesione, inclusione sociale e contrasto alla marginalizzazione delle aree territoriali fragili, anticipando gli obiettivi della Strategia Nazionale Aree Interne, attraverso azioni virtuose finalizzate all’attivazione di servizi e al miglioramento della qualità della vita delle popolazioni.

Sensibilizzazione – Quanto illustrato in merito alle azioni svolte per la sensibilizzazione e la divulgazione dei valori del paesaggio è stato apprezzato dalla Commissione in particolare per le attività di formazione sui temi del paesaggio come bene comune, del rispetto della natura, del riconoscimento dei valori della terra, con pubblicazioni divulgative e progetti di educazione alimentare (tra cui: “Vivere con le piante”, 2002; “Un Viaggio nei racconti della fattoria”, 2018).

Esemplarità – Il progetto ha rinsaldato i valori oltre che ambientali, anche sociali, economici, culturali ed estetici di un paesaggio inteso come “frutto del lavoro dell’uomo”, e in tal senso può rappresentare un modello positivo di riferimento per altre collettività territoriali, specie in contesti con statuto giuridico analogo, ove incuria ed abbandono hanno indebolito i valori culturali e tradizionali legati al paesaggio.
Il progetto prevede inoltre futuri sviluppi per l’attuazione di un ‘Patto per il Paesaggio’ con il coinvolgimento e la sensibilizzazione delle comunità confinanti, al fine di estendervi la gestione sostenibile del territorio, ponendosi già quindi come modello ripetibile innanzitutto per il suo contesto territoriale più immediato.
Il Consorzio mette al centro di tutte le pratiche condotte il valore umano della solidarietà; tra le buone pratiche messe in atto è apparso interessante il modello economico in cui l’utile aziendale, detratte le spese di investimento in migliorie della proprietà, viene destinato alla comunità con una serie di investimenti significativi, quali: attività di sostegno e contributi rivolti ai più disagiati della comunità; sostegno del reddito e dell’occupazione per assicurare redditività, protezione assicurativa e previdenziale ai Consorziati che faticano a competere sul mercato del lavoro; attivazione di un banco alimentare consortile; contributi alle associazioni culturali e sportive; attività di ricerca e formazione; finanziamento di pubblicazioni di divulgazione culturale e turistica.