Sistema dei Parchi della Val di Cornia (Parchi Val di Cornia) – Progetto selezionato per la canditura italiana al Premio del Paesaggio del Consiglio d’Europa.

Parco archeologico di Baratti

Un progetto di area vasta i Parchi della Val di Cornia che, per la peculiarità nel rapporto tra valorizzazione culturale e riconversione economica di un territorio, ha potuto contare su ingenti contributi europei, cofinanziati dai Comuni e, in misura non trascurabile, anche dai privati. Investimenti per oltre 25 milioni di euro che hanno consentito di aprire al pubblico sei parchi e un museo. Un patrimonio di rilevanza nazionale per il quale le attività di ricerca scientifica delle Università e del Ministero per i Beni e le Attività Culturali hanno creato i presupposti per la realizzazione del progetto, offrendo all’economia locale un vantaggio competitivo, in particolare per lo sviluppo e la qualificazione dell’offerta turistica. I cinque Comuni del comprensorio toscano, Piombino, Campiglia Marittima, San Vincenzo, Sassetta e Suvereto, dal 1993 hanno intrapreso politiche di tutela e valorizzazione dei propri beni culturali e ambientali in una logica di rete e d’integrazione. Un’esperienza nata dal basso con l’impegno prevalente dei Comuni che, fino dagli anni ’70, autonomamente, con piani regolatori coordinati hanno sottoposto a regime di tutela vaste aree costiere, collinari, zone archeologiche e siti minerari d’interesse storico.

Osservatorio Europeo del Paesaggio (Provincia di Salerno)

Il progetto dell’Osservatorio Europeo del Paesaggio di Arco Latino (OEP), fa parte di un più ampio ed integrato programma di azioni realizzate ed in fase di sviluppo in cooperazione con i partner aderenti all’OEP, su diversi programmi nazionali e comunitari.
L’intervento realizzato con immediata ricaduta territoriale, riguarda lo sviluppo delle attività di sensibilizzazione – formazione – informazione, della Convenzione Europea del Paesaggio (CEP).
Nella fase costituente l’OEP, ha dato ampio risalto ed approfondimento all’art. 6 della CEP, relativo alle “Misure specifiche” per l’attuazione della CEP. Tale priorità è stata assunta tra le prime azioni dell’OEP nella convinzione che la “sensibilizzazione – formazione -informazione” di una classe dirigente “educata” al rispetto, alla salvaguardia e tutela del paesaggio, possa rappresentare lo strumento più efficace per l’attuazione dei principi della CEP, ma soprattutto per la individuazione, elaborazione e valutazione di metodologie e strumenti di “partecipazione”, allo sviluppo di una nuova cultura di governo del territorio.

Programma Terre di Terra (Comune di Novi Ligure)

<Il Programma Terre di Terra è un insieme articolato di azioni e attività finalizzate al consolidamento e all’espansione di una estesa rete di soggetti locali ed extralocali fondato sulle potenzialità offerte dalla risorsa terra cruda. Terra cruda assurta a pretesto per parlare/agire concretamente in merito al paesaggio.
È un’iniziativa di sviluppo locale incentrata sui concetti di saper fare, di risorse locali, di patrimonio, di sostenibilità sociale, economica e ambientale.
Concretamente Terre di Terra si configura come un programma organizzativo e la sua portata innovativa risiede nell’articolato mix dei suoi principi informatori: recuperare la dignità del materiale costruttivo terra evidenziandone le profonde qualità soprattutto in ambito di sostenibilità e biocompatibilità; rivalutare la rilevanza culturale e tecnologica che ha avuto per i nostri territori; rispondere ad una esigenza territoriale di ricettività turistica poco differenziata e per nulla innovativa; definire percorsi tematici legati alla cultura e alle tradizioni (socio-economiche, storiche ecc.) del territorio. In altre parole la costruzione in terra cruda, intesa nell’accezione più ampia del termine, diviene al contempo spunto e comune denominatore per la creazione di una mappa culturale che, nascendo a livello locale territoriale, ha in sé tutte le potenzialità per svilupparsi a scala sovralocale (nazionale e internazionale).

Il Giardino degli Osservanti (Comune di Lucca)

Il progetto ha riguardato la realizzazione di un parcheggio pubblico interrato nel centro storico, di circa 2 ettari di cui 1,5 pensili. Lo scopo dell’intervento è stato quello di rendere più efficiente l’uso del parcheggio e garantire una riqualificazione dell’area attraverso un nuovo parco pubblico.
Il progetto ha permesso di riqualificare un pezzo di città degradato, di recuperare parte del convento trecentesco e realizzare edifici destinati ad accogliere attività didattiche post-universitarie.
Il disegno trae ispirazione dalle tradizioni degli orti e dei giardini storici presenti nella città. Infatti ricerche di carattere storico-documentale hanno portato a definire un “alfabeto” di forme, linguaggi e materiali, che hanno guidato il progetto. L’impianto planimetrico reinterpreta in chiave contemporanea le geometrie tipiche degli orti cittadini che in epoca rinascimentale sorgevano in quest’area intorno ai conventi.

La Festa degli Alberi (Provincia di Ravenna)

Per celebrare i boschi locali e rafforzare il legame tra uomo e alberi, dal 2006 viene organizzata la Festa degli Alberi della Provincia di Ravenna, strutturata in due attività:
Il bosco diffuso: 18 boschi per 18 comuni, un bosco per la provincia. Piantumazione di alberi autoctoni e tipiche dei boschi di ciascuna fascia vegetazionale, nei frammenti di proprietà pubblica, per creare il “bosco diffuso”.
Gli alberi delle campagne.
Piantumazione di un albero nei centri storici, come monumento alla specie che costituisce un valore forte della comunità; sono stati individuati 18 alberi, in modo che ciascun comune del territorio provinciale possa avere il proprio “albero-simbolo”.
Sono stati realizzati 41 interventi, su circa 50 ettari, con messa a dimora di 12.000 alberi.
Per sensibilizzare la cittadinanza ogni intervento è stato affiancato da un proprio evento, con il coinvolgimento di oltre 15.000 bambini delle scuole, oltre a pro-loco, gruppi locali e associazioni agricole o di volontariato.

Recupero di un mulino ad acqua del Cinquecento (Comune di Campodimele)

Sito nel Parco degli Aurunci e perno dell’economia nel 1500, il mulino, detto “Dello Malo Tempo” per il suo massimo rendimento nei periodi piovosi, ha una struttura meccanica mossa solo dalla forza dell’acqua che investendo le pale sottostanti metteva in moto il meccanismo. Il torrente scorreva fino al mulino e, dopo l’impatto con le pale, si perdeva tra le montagne a beneficio di viandanti e briganti.
L’economia agricola dell’epoca, basata su leguminose, si trasformò ed il taglio della legna fu motore dell’economia locale.
Il comune di Campodimele nel 2004 ha avviato un recupero strutturale e del meccanismo di movimento a partire dal percorso d’acqua ripristinato attraverso insenature, creando un canale artificiale che terminata la corsa si deposita in un bacino. Parte dell’acqua viene recuperata nei pozzi che alimentano le zone coltivate e consente di ottenere prodotti biologici; grazie all’alto tasso di umidità della zona sono presenti funghi porcini e tartufi.

Comitato provinciale per la cultura edilizia ed il paesaggio (Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige)

Iniziativa e servizio innovativo dell’amministrazione provinciale rivolto al cittadino, ai progettisti e alle autorità in campo edilizio che mira, attraverso una consulenza facoltativa oggettiva e di altissimo livello, a migliorare considerevolmente la qualità architettonica e l’inserimento paesaggistico di progetti edilizi promuovendo un’architettura al passo con i tempi, di qualità, in sintonia con le caratteristiche del luogo.
I compiti del Comitato provinciale per la cultura edilizia ed il paesaggio si possono così sintetizzare:
consulenza e sostegno ai committenti, agli organi tecnici a livello comunale e provinciale su richiesta volontaria; formulazione di pareri neutrali e qualificati di progetti che presentano situazioni complesse; indicazioni riguardanti l’impostazione di progetti (che possono pervenire da tutto il territorio provinciale); promuovere un’architettura al passo con i tempi, di qualità, in sintonia con le caratteristiche del luogo.
Il Comitato non pone condizioni, ma sviluppa alternative progettuali insieme agli interessati, in modo da trovare un equilibrio tra l’interesse dei singoli e l’interesse pubblico per la cultura architettonica locale. Comuni, committenti e progettisti apprezzano sempre più questa nuova forma d’assistenza che rappresenta un contributo fondamentale ai fini di una valutazione obiettiva degli interventi di maggiore rilievo sotto il profilo urbano e paesaggistico.

PREL – Progetto Reti EcoLogiche (Provincia di Vercelli)

Il PREL-Progetto Reti EcoLogiche della Provincia di Vercelli nasce nel 2000 e interessa un’area pilota situata nella bassa pianura caratterizzata dalla monocoltura intensiva del riso che ne rappresenta il principale settore produttivo. Le necessità produttive di questa coltura portano ad una banalizzazione del paesaggio. Molto compromesso risulta lo stato di conservazione degli elementi di naturalità diffusa (siepi, filari, boschetti, piccole zone umide ecc.) che potrebbero rivestire il ruolo di corridoi multifunzionali e stepping stone per la rete. L’idea di base del PREL è che non è sufficiente interrogarsi sugli ambiti e le tipologie di intervento, ma è necessario riflettere su “come” fare la rete, ovvero qual è il processo da attivare affinché la rete ecologica prevista dal Piano si “materializzi”. Il territorio deve essere pensato alla stregua di sistema vivente in cui reti ecologiche e reti socio–culturali ed educative devono operare in modo coerente: nessuna rete ecologica potrà evolversi e durare nel tempo se non si costruisce un tessuto di relazioni cooperative e sinergiche.

Progetto di valorizzazione del paesaggio (Provincia di Milano)

Il progetto è contenuto nella proposta di Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, in cui vengono individuate le azioni strategiche di lungo periodo per la messa a sistema di determinati luoghi di rilevanza paesaggistica e le aree critiche, mediante circuiti di fruizione, il potenziamento di ecosistemi (forestazione urbana, riequipaggiamento arboreo arbustivo del sistema rurale e fluviale) funzionali anche alla riqualificazione e valorizzazione paesaggistica. Esso si articola in un sistema di azioni coordinate, quali: proposte di tutela, azioni di sensibilizzazione culturale, ambiti di valorizzazione paesistica e di forestazione, Dorsale verde nord, ciclabilità del territorio – MiBiCi, parchi locali di interesse sovracomunale – PLIS, Rete dei giardini storici– ReGiS.

SESA – Sistema Ecomuseale del Salento (Regione Puglia)

Nel Salento si sono intraprese negli ultimi anni una serie di esperienze legate alla valorizzazione e conoscenza del paesaggio.
Grazie ad amministrazioni comunali virtuose sono state avviate esperienze progettuali significative dando spazio allo sviluppo di una coscienza di luogo ed alla percezione del paesaggio da parte dei suoi abitanti: Alessano – Centro di educazione ambientale; Botrugno – Ecomuseo urbano; Cavallino – Museo diffuso storico-archeologico; Neviano – Ecomuseo del paesaggio delle Serre Salentine; S. Vito dei Normanni – Museo diffuso Castello d‘Alceste; Vernole – Ecomuseo dei paesaggi di pietra. Un sistema di “buone pratiche” in materia di tutela e salvaguardia, che partendo dalla valorizzazione di alcuni siti archeologici, messa in atto dall’Università del Salento, si è costruito attorno ad esperienze partecipate ecomuseali. Avviando così un processo innovativo volto alla diffusione di un metodo per la conoscenza del valore del paesaggio e alla messa a sistema di nuove esperienze partecipate, che la Regione Puglia, con il nuovo Piano Paesaggistico Territoriale Regionale, ha inserito nell’ambito della pianificazione regionale come pratiche che partendo dal basso, dalla partecipazione delle comunità, si ispirano a modelli innovativi di salvaguardia e gestione del paesaggio.

Villaggio dell’Arte (Comune di Gallo Matese)

Il Villaggio dell’Arte è un evento annuale d’arte partecipata nella natura. Gli interventi sono il risultato di un’avventura collettiva che ha coinvolto le istituzioni, le popolazioni locali e artisti provenienti da tutto il mondo. I luoghi del Villaggio dell’Arte sono stati sia i centri storici che il paesaggio rurale e montano dei Comuni di Capriati a Volturno, Fontegreca, Gallo Matese, Letino e Prata Sannita. Spazi che definiamo “urbanità potenziali”, luoghi in fase di transazione economica e culturale, manifestazione di alcune cruciali problematiche urbane contemporanee. Nel periodo 2005/06 sono stati invitati 14 gruppi di artisti, architetti, paesaggisti, per la produzione di 20 laboratori e altrettante installazioni temporanee o permanenti distribuite nel territorio dei 5 Comuni, su una superficie di 50 chilometri quadrati. All’evento hanno partecipato circa 400 abitanti di tutte le età collaborando alle diverse fasi, dalla organizzazione alla realizzazione delle opere. I linguaggi artistici utilizzati sono stati: architettura, pittura, scultura, fotografia, urbanistica, video arte.

Saggi Paesaggi (Provincia di Ascoli Piceno)

La Provincia di Ascoli Piceno è fra le sei province italiane che hanno aderito alla rete RECEP (Enti locali e regionali per l’attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio) in qualità di membri fondatori. Dal 2006 è impegnata in un percorso progettuale teso ad applicare gli artt. 5 e 6 della C.E.P. ed a sperimentare metodi di coinvolgimento e partecipazione delle popolazioni locali nei processi di governo del territorio. Il percorso sperimentale si è concretizzato nel progetto “Saggi Paesaggi”. Sono stati attivati processi partecipati per sensibilizzare le popolazioni ai valori del paesaggio, per dotarle degli strumenti di lettura consapevole dei contesti di vita; si sono, inoltre, attivati interventi di formazione e si è proceduto a costruire e a rendere operativi strumenti, indirizzi, piani, organismi di governance atti a ridurre il consumo di territorio ed a coinvolgere le popolazioni nelle politiche di pianificazione, recupero, manutenzione e valorizzazione del paesaggio. L’azione consiste in attività di sensibilizzazione (festival), di formazione (seminari e corsi) e di applicazione (“Progetto Valdaso”, PTC, Piano Integrato dei Progetti di Sviluppo degli Enti Locali).

Acquario di Cala Gonone (Regione Sardegna)

Il sito scelto per ospitare l’acquario è un area di notevole interesse paesaggistico caratterizzata dalla presenza di rocce affioranti, cespugli, olivastri monumentali e arbusti di ginepro.
L’architettura si traduce in pochi elementi che si relazionano con la morfologia del luogo. Un lungo setto, in materiale lapideo a spacco, ancora l’edificio a terra e divide in due parti il complesso, separando il centro visite dalla zona vasche. All’interno dell’acquario il percorso passante, allineato al setto lapideo, disimpegna gli spazi del centro visite in quattro ambienti rettangolari di dimensione diversa: la caffetteria con relativo blocco di servizi e tre aule didattiche. La zona vasche è articolata su due livelli e s’innesta direttamente nel muro passante: il primo livello contiene il percorso espositivo delle vasche, la direzione, uno spazio tecnico e i laboratori; il secondo livello, arretrato rispetto al primo, contiene le attrezzature per il mantenimento della vita nelle vasche.

Cintura Verde del Capoluogo (Comune di Ravenna)

Il Piano del Verde ha individuato, nel capoluogo, il sistema di “cinture”, una interna che riprende il percorso delle antiche mura, ed una esterna che si sviluppa lungo il margine della città. Nel primo le aree verdi di maggior dimensione e quelle dove si concentrano emergenze storico ambientali diventano i nuclei generativi di un “Percorso tematico verde”, sull’antico circuito murario.
Il disegno della cintura esterna vede il bosco come sistema di collegamento del capoluogo, e definisce il limite della città rispetto al sistema agricolo, agli assi viari trafficati e alle aree produttive. I grandi parchi della cintura divengono “contenitori di funzioni” per il capoluogo e per i sistemi territoriali del litorale e della frangia urbana. Oltre ai Parchi Teodorico, cerniera della cintura verde con il percorso delle antiche mura del centro storico, il parco Baronio e il parco Cesarea sono i nuovi parchi della città che si attestano sulle nuove aree di espansione consolidate e di previsione.

Schema Direttore “La Strada dei Due Parchi” (Provincia di Pescara)

Il progetto preliminare della Strada dei due Parchi si configura come verifica e ipotesi di sviluppo dello schema direttore “strada dei parchi” contenuto nel Piano Territoriale di Coordinamento di Pescara. Attraverso l’interconnessione fisica e funzionale tra i due parchi nazionali del Gran Sasso- Monti della Laga e del Parco della Majella, il progetto preliminare si propone di valorizzare i territori appenninici della provincia di Pescara, di interconnettere vecchie e nuove centralità; di ricomporre nuove esigenze di fruizione e sistemi di percorrenza storica; restituire leggibilità paesistica e storica all’insieme delle risorse puntuali (BBCC sparsi, centri e nuclei storici), promuovere una fruizione compatibile delle emergenze ambientali e soddisfare le nuove esigenze del turismo naturalistico.

Il paesaggio nel Piano Territoriale Regionale della Campania (Regione Campania)

Molte sono le novità introdotte dal PTR. Si segnala come più importante l’istituzione di una conferenza permanente di copianificazione, una vera e propria cabina di regia istituzionale che verificherà a scala regionale la coerenza degli interventi con gli aspetti paesaggistici e urbanistico- territoriali. Ma, soprattutto, il processo di pianificazione sarà partecipato e condiviso da tutti gli attori coinvolti, dal sistema locale sino al sistema regionale, passando per il livello provinciale. A livello sovraregionale, la novità più importante è data dal fatto che gli strumenti di pianificazione territoriale e urbanistica attuano i principi della Convenzione Europea del Paesaggio. La piena attuazione della Convenzione comporta cambiamenti importanti sul piano dell’esercizio e delle competenze richieste a livello pubblico e in Campania ci aiuta molto a difendere dagli assalti dei costruttori il nostro ormai residuale suolo rurale. Sulla base del quadro metodologico individuato dal PTR, si potranno attivare e realizzare in tempi più rapidi processi integrati di programmazione strategica e perseguire una governance concreta del territorio, fatta di priorità definite e condivise, realizzabili a diversi livelli di programmazione (verticale e orizzontale) e interconnesse allo sviluppo regionale.

Conservazione e valorizzazione del Viale Monumentale di Bolgheri (Provincia di Livorno)

Il continuo verificarsi di danneggiamenti e perdite di cipressi a Bolgheri, verso la fine del 1999, ha spinto vari enti a coalizzarsi per salvare il monumento dal degrado, procedendo con la sua riqualificazione. La Provincia di Livorno, promotrice dell’iniziativa, la Regione Toscana, il Comune di Castagneto Carducci, la Soprintendenza per i beni Ambientali, Architettonici, Artistici e Storici di Pisa, l’ARSIA, l’ARPAT, l’ISZA-CRA, i proprietari dei cipressi monumentali e l’IPP-CNR, nel dicembre ’99 hanno così sottoscritto un protocollo d’intesa per la realizzazione di un progetto decennale per il ripristino del Viale monumentale. Il progetto è stato concepito collegialmente come un piano coordinato fra enti pubblici e istituzioni scientifiche. Ciò ha rappresentato un elemento innovativo rispetto agli interventi frammentari effettuati per molti anni in difesa del viale. Tale progetto costituisce in Toscana un esempio di come, attraverso la costituzione di un coordinamento interdisciplinare, sia possibile produrre un’azione organica e tecnologica a favore di un bene culturale di grande valore. Da ricordare anche i due progetti Europei Interreg IIB Medocc, ‘Cypmed’ (2002-2004) e IIIB‘Medcypre’ (2005-2007) che hanno contribuito al finanziamento delle attività. Ad oggi, la quasi totalità delle piante interessate dalla malattia presenta sintomi lievi, poiché sono stati progressivamente eliminati i cipressi su cui le infezioni erano a tal punto estese da comprometterne il recupero. I cipressi eliminati sono stati sostituiti da nuovi esemplari, clonati da piante madri. La diminuita incidenza evidenzia l’efficacia degli interventi ripetuti in modo sistematico in questi anni.

Bagno Vignoni e le sue acque. Intervento paesistico-ambientale di restauro e salvaguardia di un paesaggio storico (Comune di san Quirico d’Orcia)

L’elemento progettuale di fondo è l’acqua, la cui riscoperta e riqualificazione segna di fatto la linea strategica di riferimento.
Il sistema molitorio di Bagno Vignoni è composto da una sequenza “modulare” di quattro distinti impianti prevalentemente ipogei, disposti a quote diverse, lungo la rupe calcarea che si affaccia sulla valle del fiume Orcia.
Nel progetto di realizzazione del Parco dei Mulini si è dapprima operata un’attenta azione di ripulitura che ha assunto i tratti di uno scavo archeologico.
L’intervento di restauro vero e proprio ha previsto la connotazione di un parco al cui interno convivono componenti storiche, geologiche e paesaggistiche.
Il dover rispondere contemporaneamente a esigenze di diversa natura ha reso necessaria la previsione di un programma che ha agito su livelli e temi progettuali distinti: il restauro dei manufatti, il ripristino della rete dei gorelli, la sistemazione delle aree esterne al fine di favorire l’inserimento dell’intervento di recupero di archeologia industriale nel contesto paesaggistico.

Mantenimento e riqualificazione del paesaggio agroambientale e delle tradizioni storico sociali (Comunità Montana Valli Orco e Soana)

Tra le montagne della Provincia di Torino esiste un lembo di terra di 616.00 kmq, compreso per oltre metà nel Parco Nazionale Gran Paradiso, chiamato Comunità Montana Valli Orco e Soana. L’Amministrazione di questo Ente ha sempre avuto molta sensibilità ed è impegnata costantemente nella salvaguardia dell’ambiente, delle tradizioni storico-culturali e sociali del proprio territorio.
Nel 2004 si è avviata la progettazione ed attualmente è in esecuzione operativa il progetto di “Mantenimento e riqualificazione delle tradizioni storico-sociali e del paesaggio agro-ambientale”, finanziato con fondi ATO. Il pregio dell’iniziativa è che per realizzare le attività previste dal progetto si è applicato l’art. 17 della L. 97/94 che permette di affidare i lavori alle Aziende agricole locali fornendo loro un incentivo economico che va a beneficio del territorio.

IPOGEA. Percorsi adriatici sotterranei: la rete dei luoghi nascosti (Italia Nostra)

Calarsi nell’aria buia e densa della profondità al di sotto del costruito.
Percorrere lentamente il reticolo ininterrotto dei cunicoli scavati nel tufo tenero.
Distinguere forme architettoniche perfette alla luce tenue di una torcia.
Accorgersi sorpresi della capacità umana di costruire spazi nella terra in cui portare la vita.
Avere la sensazione di viaggiare verso l’essenza del sé liberi dagli stimoli superficiali.
Essere certi che le grotte proteggono chi intraprende quel viaggio come il ventre materno.
Domandarsi chi le scavò, perché, quando, come.
Ascoltare le ipotesi dei relatori durante un convegno che si aggiungono agli altri pezzi di un puzzle teorico ancore da comporre.
Progettare un futuro per la città sopra che sia un tuttuno con quella sotto.
Auspicare che quei cunicoli possano tornare ad essere canali di scorrimento di linfa vitale.

Partecipazione della società locale alla costruzione di un quadro conoscitivo condiviso di valori paesaggistici riconosciuti – Progetto LOTO (Provincia di Modena)

La Regione Emilia-Romagna ha partecipato al progetto internazionale L.O.T.O. (Landscape Opportunities for Territorial Organization) del programma Interreg III B CADSES, con l’obiettivo di studiare “azioni di valorizzazione del paesaggio” in grado di trasformare modalità speciali di intervento in un’attività ordinaria di buone pratiche da assumere nella progettazione e nella realizzazione degli interventi. Il progetto si è basato sul concetto secondo cui la tutela del paesaggio si può realizzare attraverso azioni anziché prescrizioni. Con riferimento alla Convenzione Europea di Firenze, il valore del paesaggio non deve scaturire aprioristicamente da singoli beni, bensì dalle relazioni che si instaurano tra gli oggetti tutelati, il sistema territoriale di riferimento e gli attori locali. Il progetto, iniziato nel maggio 2002, ha avuto durata triennale, ed è stato finanziato per il 50% dalla Commissione Europea e per la restante parte dal Ministero delle Finanze e dell’Economia.

Boscoincittà – centro per la forestazione urbana (Centro per la Forestazione Urbana – Italia Nostra)

A Milano un grande parco nasce e cresce in forza di una collaborazione innovativa tra il Centro per la Forestazione Urbana (CFU) dell’associazione Italia Nostra e il Comune di Milano.
L’iniziativa si è sviluppata a partire dal 1974 quando il Comune di Milano ha cominciato ad affidare al CFU alcune aree che oggi si estendono per 240 ettari e che progressivamente sono state trasformate in verde pubblico: il Parco delle Cave e il Boscoincittà.
Le linee guida che hanno animato e animano ancora l’esperienza sono l’approccio globale delle fasi di progettazione, realizzazione, cura e sensibilizzazione dei fruitori, la sostenibilità economica, l’essere assieme un grande parco naturale inserito in una urbanizzazione densa e uno spazio per l’uso quotidiano degli abitanti, il coinvolgimento dei cittadini nei lavori di costruzione del parco. Il risultato è un luogo caratterizzato da naturalità diffusa (boschi, radure, zone umide) che offre ampi spazi per attività nella natura e, nelle zone più prossime all’abitato, servizi puntuali (orti, campi bocce, giardini tematici, spazi per cani, pesca, sport o feste). Boscoincittà e Parco delle Cave si inseriscono in un sistema verde cittadino di 1.000 ettari che si sviluppa all’interno della Tangenziale ovest e che comprende altri parchi pubblici, gli Ippodromi di San Siro e 400 ettari di aree agricole, un’occasione per un grande parco metropolitano innovativo: la cintura verde ovest Milano.

Restauro del Giardino Bardini (Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron)

Il restauro del giardino Bardini rappresenta un esempio compiuto di conservazione di un giardino storico dalle fasi preliminari attraverso il cantiere di restauro durato cinque anni, sino all’apertura al pubblico nel 2007 e alla manutenzione oggi in corso. L’originalità dell’intervento sta nella fusione delle tecniche di restauro filologico e di ricerca archeologica (field archaeology e garden archaeology) con interventi ed inserzione di elementi contemporanei. Una parte innovativa del progetto è stata dedicata anche alle nuove collezioni di piante: camelie, azalee, rose, ortensie e viburni conducono il visitatore di oggi con le eccezionali fioriture durante l’anno, ad un ritorno alla grande ricchezza botanica che caratterizzava i giardini di Firenze sino alla metà del secolo scorso. I quattro ettari del giardino posto sulla ripida collina di Montecucco ed aperti con una successione di terrazze sino al maestoso belvedere sommitale, costituiscono una parte del volto di Firenze, un’immagine emblematica dell’eccellenza fiorentina nell’arte dei giardini.
Il restauro non è stato confinato all’interno delle antiche mura di delimitazione, che sul fronte sud sono le mura medievali della città, ma si è spinto “oltre il giardino” con la creazione di un percorso, una greenway che collega il giardino Bardini al Giardino di Boboli, consentendo al visitatore un percorso tra natura e arte di più di sette chilometri, con magnifiche viste sulla città.

Il divino del paesaggio. La Superstrada Pedemontana Veneta (Regione Veneto)

Tre temi principali sono alla base dello studio d’impatto ambientale relativo alla Superstrada Pedemontana Veneta, progetto approvato dal CIPE il 29 Marzo 2006.
A – La dimensione metafisica come indispensabile complemento del sapere scientifico.
B – La dimensione estetica come indispensabile complemento del sistema normativo.
C – La dimensione rappresentativa come indispensabile complemento dei requisiti valutativi.
Queste tre dimensioni non sono però astrazioni concettuali ma vere proprietà costitutive del paesaggio: la metafisica è la dimensione universale del paesaggio, l’estetico ne è il piano invalicabile, la rappresentazione la modalità espressiva. Infatti la metafisica espande il sapere ai suoi estremi, introducendo la questione dei valori collettivi a superamento di quelli meramente individuali, sui quali si fonda il sapere tecnico-scientifico. L’estetico invece visualizza quel sapere – poiché l’estetico è l’apparire inevitabile di tutte le cose nelle loro relazioni – ed eleva l’astrazione della normativa tecnica alla realtà tridimensionale del paesaggio. La rappresentazione infine è il metodo che l’estetico e il metafisico hanno per rendere evidente e registrare il grado di autenticità delle forme del paesaggio. Il gradiente di efficacia e di fascinazione della rappresentazione è dunque in proporzione diretta con l’intensità del “divino” con cui si è guardato e pensato quel paesaggio. “Divino” non è qui quindi inteso nel senso religioso ma indica piuttosto la dimensione infinita ed immateriale propria della natura del paesaggio. La strada Pedemontana non è il fine del progetto ma il mezzo per la rigenerazione del paesaggio stesso.

Recupero pedonale della Strada Palazzi in Centro Storico (Comune di Pollina)

Piccolo paese medievale, arroccato sulle propaggini delle Madonie, Pollina domina lo scenario marino con una cortina di case a torre, i “Palazzi”. Seguendone il fronte, la Strada ne ridefinisce il limite adattandosi al tracciato scosceso di una dimenticata trazzèra, forse vestigio di una linea difensiva: l’articolato e lungo dispositivo altimetrico misura il limite tra costruito e natura, e risponde alla funzione di congiungere il centro storico con l’edilizia realizzata a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso. Il disegno, conformato da pochi elementi variamente ripetuti, ha dovuto fare i conti con l’ambiente naturale che accoglie l’abitato, per ritrovarvi connessioni profonde che escludano qualsiasi ricorso alla sua pittoresca morfologia, ma anche qualsiasi riferimento alle ambizioni troppo radicali e emozionalmente effimere della land-art: come da sempre avviene nella migliore interpretazione architettonica del paesaggio italiano, costituendone la riconosciuta eccezionalità.

Ansa Restera Zandegiacomi (Comune di Gaiarine)

A poca distanza dal borgo di Campomolino di Gaiarine (TV) si trova l’Ansa Restera Zandegiacomi, un parco fluviale con una superficie di ha 3.36.15 caratterizzante la parte mediana del corso della Livenza, con un sistema floro-faunistico peculiare.
La progettazione è stata realizzata con la collaborazione del naturalista Michele Zanetti ed i criteri che hanno dettato le scelte progettuali sono stati:
1. La volontà di realizzare un parco fluviale comunale dove le periodiche esondazioni del fiume Livenza potessero diventare caratteristica di identità del parco stesso.
2. Il disegno del parco è definito da una composizione curvilinea dei moduli boschivi dell’ impianto del bosco stesso, caratterizzata da una configurazione curva sia dei moduli boschivi di 32 m che delle siepi. Viene sperimentato ed attuato un “disegno naturale del luogo” con percorsi pubblici, osservatori naturalistici, approdo fluviale, area sosta-pic-nic, ingresso e un’area di totale riserva floro-faunistica non accessibile al pubblico.

I giardini di Lecce (Comune di Lecce)

La finalità urbanistico-ambientale dello studio è rappresentata dalla necessità di affermare nell’attualità, ma anche in prospettiva della nuova pianificazione generale, un’idea di Lecce “città-territorio” in cui paesaggio ed ambiente rappresentano una componente essenziale del sistema integrato territoriale città-campagna-mare. La struttura policentrica di Lecce città-territorio viene interpretata, appunto, nella interazione e reciprocità dei tre ambiti che compongono il sistema integrato: urbano, rurale e costiero. In particolare, questi ultimi rappresentano, al pari dell’ambito urbano prevalentemente caratterizzato da uno straordinario patrimonio artistico, ambiti con interessanti risorse naturali e culturali che vanno tutelati, valorizzati e messi al riparo dal rischio di un’ulteriore crescita urbana o di interventi infrastrutturali non adatti e non rispettosi delle specificità dei luoghi. La proposta, quindi, di identificare stabilmente il territorio rurale e la fascia costiera con I Giardini di Lecce, e la realizzazione di un grande parco che connette fisicamente ed idealmente Lecce al mare, rappresenta l’idea di forza ed il tema catalizzatore del progetto.

Piano strategico sostenibile per le isole Pelagie (Comune di Lampedusa e Linosa)

Il Piano strategico sostenibile per le isole Pelagie è il frutto della collaborazione fra i diversi livelli della pubblica amministrazione, Ministero dello sviluppo economico-Dipartimento per lo Sviluppo e la Coesione Economica, Regione Siciliana, Università IUAV di Venezia e Municipalità. Questa rete di saperi ha interagito attivamente con la popolazione, grazie all’avvio del Forum civico. Il Piano interpreta il paradigma della sostenibilità come ricerca di più alti livelli di ecoefficienza e di coesione sociale. I primi si raggiungono attraverso la rivalutazione del paesaggio e la riqualificazione del patrimonio fisico. I secondi rivalutando le forze della cultura e della memoria collettiva.
Metodologicamente il piano si fonda su un approccio che rende trasparente il sistema di relazioni fra paesaggio, risorse, fisiche e sociali, con lo scopo di avviare progetti tesi a rinnovare la cultura dei luoghi, intesa in una rete ampia di nuove relazioni internazionali e a minimizzare il consumo di risorse.

Kolymbetra (Agrigento), gli antichi percorsi d’acqua: dalla memoria al riuso (FAI – Fondo per l’Ambiente Italiano)

Lo straordinario Giardino della Kolymbetra, situato nel cuore della Valle dei Templi di Agrigento, è, con i suoi cinque ettari di agrumeti e oliveti e i suoi reperti archeologici, testimone vivente di un paesaggio creato dalla cultura dell’uomo.
Affidato al FAI in concessione gratuita dalla Regione Sicilia, il Giardino è tornato alla luce, dopo decenni di abbandono, grazie a importanti lavori di riqualificazione paesaggistica, che hanno visto l’acqua come elemento centrale della progettazione. Componente fondante del paesaggio, di cui ha determinato e tuttora segna la morfologia, l’acqua, personificata dai misteriosi percorsi degli ipogei, rappresenta la fonte vitale del Giardino e delle sue coltivazioni. Lo stato delle sponde del torrente della Badia Bassa, nonché il degrado dei manufatti per la difesa idraulica del Rio affluente, hanno reso necessari interventi di manutenzione e consolidamento dei corsi d’acqua, per mettere in sicurezza l’intera area e per ripristinare i sistemi tradizionali di irrigazione, contribuendo così alla riqualificazione naturalistica e fruitiva dell’intero Giardino.

Passeggiata didattico-ricreativa e di valorizzazione del parco archeologico di Urbs-salvia (Comune di Urbisaglia)

Caratteristica principale del parco archeologico di Urbs-salvia è quella di aver reso godibili, in un vero e proprio parco pubblico, le strutture archeologiche presenti, valorizzandole e rendendole fruibili, tramite la creazione di aree di sosta orientate verso il paesaggio.
È così che dal punto di vista funzionale:
– il progetto ha ampliato e sistemato i sentieri esistenti;
– è stato creato un sistema di spazi e di punti di sosta per godere delle strutture antiche e del paesaggio collinare circostante;
– è stato affrontato e risolto il problema dell’attraversamento della s.s. 78 che taglia in due parti l’area archeologica, realizzando un sovrappasso pedonale. Dal punto di vista architettonico e paesaggistico:
– e aree di sosta e le strutture mirano a valorizzare i manufatti esistenti e il luogo;
– i materiali artificiali, legno, ciottolato e pietra, sono stati utilizzati con un linguaggio essenziale e teso a valorizzare la geometria e la struttura dei luoghi e dei monumenti;
– sono stati creati un boschetto, un laghetto e un roseto tematici che ripropongono specie già utilizzate dai romani. Tali specie sono indicate nell’apposita segnaletica didattico-informativa;
– le strutture archeologiche sono state illuminate con un valido risultato scenografico.

La valle della Caffarella (Comune di Roma)

La valle della Caffarella è compresa tra le Mura Aureliane, la via Latina, la via dell’Almone e la via Appia. Antico luogo di miti e leggende, il suo nome deriva dalla principale tenuta storica che nel XVI secolo esisteva nella zona.
La prima fase del progetto, realizzata nel 2000, si riferisce ad un area di 14.000 mq inserita nel Parco Archeologico dell’Appia Antica. Si tratta di un sistema storico – archeologico, ambientale – paesistico oltre che di un corridoio biologico che dalla campagna romana arriva fino al centro storico.
La riqualificazione archeologica e naturalistica è stata realizzata sia attraverso interventi sulla vegetazione, sui percorsi storici e i corsi d’acqua, sia attraverso il restauro dei monumenti (un ninfeo, alcune torri medioevali e resti romani) ma soprattutto nella introduzione paesaggistica di questi elementi nel contesto storico naturalistico. La seconda fase interessa il complesso del casale agricolo della Vaccareccia che testimonia l’antica presenza di una tenuta agricola. L’importanza dell’intervento risiede nell’intreccio tra storia, natura e agricoltura. L’obiettivo è quello di ricostruire attraverso il paesaggio il racconto della storia di questo luogo, dai suoi splendori di epoca romana fino ai nostri giorni.

Pianificazione e recupero delle opere di sistemazione del Territorio Costiero delle Cinque Terre (Parco nazionale delle Cinque Terre)

Sospese tra il blu del mare e il verde delle montagne, tra la solarità dei borghi e la solitudine delle scogliere a picco sul mare, le Cinque Terre vivono da sempre in bilico tra il grande amore per la terra e quello profondo per il mare. Un paesaggio scolpito dall’uomo e dalla natura, esempio autentico di come la cultura può vincolarsi alla terra di appartenenza originando soluzioni di vita inaspettate.
Già a partire dall’XI secolo i contadini dei cinque borghi sono riusciti a piegare le avversità dell’ambiente naturale ai propri bisogni di sostentamento ricavando da queste pendici scoscese piccole zone coltivabili orizzontali, detti cian (piani), che dal livello del mare arrivano fino a circa 500 m: un’opera architettonica unica nel suo genere, costituita da quasi 7000 km di terrazzamenti sorretti da muretti a secco. La buona qualità della pietra e la sapiente arte della messa in opera dei sassi, senza l’uso di materiali di coesione, assicurano una più elevata resistenza ai crolli. Modifiche portate dall’uomo nel corso di circa mille anni di storia con il lavoro caparbio ed assiduo di molte generazioni che hanno sostituito il manto boschivo originario con la coltivazione della vite in terrazzamenti. Il mantenimento del paesaggio e la sua difesa sono unicamente affidati al puntuale e faticoso assolvimento delle opere manutentorie connesse con la coltivazione: laddove la presenza dell’uomo si allenta l’insorgere del degrado è immediato.

Parco del Paesaggio rurale appenninico di Moschea (Comunità Montana del Mugello)

Moscheta, in Comune di Firenzuola (FI), è un’area di pregio dell’Appennino Tosco-Romagnolo. Già abbazia Vallombrosana, fa parte del complesso Giogo-Casaglia, ha. 6.240, della Regione Toscana gestito dalla Comunità Montana Mugello. Lo studio del prof. Mauro Agnoletti Uni.FI. interessa 900 ha. per le modificazioni sulle forme colturali, sia agricole che forestali, intervenute sul paesaggio dal 1832 al 2002. Si è riscontrato il passaggio da 89 qualità di coltura a sole 28, con semplificazione del paesaggio e perdita di biodiversità. Le tematiche affrontate, la metodologia applicata e le proposte avanzate risultano innovative a livello internazionale. Il progetto è in corso di realizzazione e consentirà di acquisire utili indicazioni su parchi del paesaggio rurale, su tecniche di restauro e manutenzione, su problematiche normative e gestionali ed infine rispetto alle ricadute sull’attrattività del territorio interessato e sulle attività socio-economiche ivi svolte.

Una nuova natura per la Salina di Comacchio (Parco del Delta del Po)

La Salina di Comacchio è un’area di circa 600 ha, situata a nord ovest delle omonime Valli, in un bacino infradunale delimitato a est dal cordone dunoso di epoca tardoromana sul quale corre la strada Romea. Anche dove la regolarità dei bacini di evaporazione lascia il posto alla sinuosità delle valli il paesaggio si contraddistingue per la orizzontalità delle visuali, sottolineata dalla geometria dei salicornieti che sembrano correre sospesi su specchi di acqua apparentemente immobile.
Il progetto è stato finanziato dalla U. E. sul programma LIFE NATURA 2000, dalla Regione Emilia-Romagna, dal Parco Delta del Po e dal Comune di Comacchio. Attraverso gli interventi attuati si è voluto leggere questi paesaggi non solo attraverso la presenza di habitat, ma anche tramite una fisiologia espressa in termini di architetture, di strutture idrauliche e di flussi possibili e potenziali. Il progetto ha coinvolto molte professionalità differenti, sviscerando anche nelle componenti più scientifiche gli aspetti paesaggistici: in un habitat così particolare elementi minuscoli come ad esempio l’artemia salina condizionano l’intero paesaggio.

A.P.E. Appennino Parco d’Europa (Regione Abruzzo)

La Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici dell’Abruzzo del MiBAC ha proposto la candidatura della Regione Abruzzo con il Progetto A.P.E. Appennino Parco d’Europa. L’attuazione dei principi definiti dalla Convenzione degli Appennini è legata ad alcuni aspetti specifici: i temi portanti della conservazione degli ambiti naturali e della biodiversità sulla dorsale appenninica; la creazione di un sistema di interventi strategici di tutela e connessione degli ambiti naturali, dei paesaggi, delle aree protette e delle reti culturali; l’attuazione di progetti territoriali in grado di avviare dei processi di integrazione dei vari ambiti legati alle tematiche della conservazione e della valorizzazione del sistema appenninico; l’individuazione di un percorso programmatico e attuativo caratterizzato dalle specificità delle aree montane e dalla definizione di modelli di intervento adeguati e compatibili con i processi storici della crescita economica e culturale di quelle aree; la centralità del sistema appenninico nell’ambito del contesto Europeo e del Bacino del Mediterraneo.

I Paesaggi della Terra Cruda (Associazione Nazionale Città della Terra Cruda)

Il progetto “Il paesaggio della terra cruda” nasce dal riconoscimento culturale e pratico del patrimonio storico urbano e rurale costruito dalle comunità che ne fanno parte, con la specificità legata all’edificazione in terra cruda, in quanto espressione di un mondo di valori e conoscenze su cui fondare lo sviluppo futuro. Le azioni materiali ed immateriali che i comuni aderenti all’Associazione hanno portato avanti negli anni sono state tutte finalizzate a promuovere ogni iniziativa ed attività utile nella direzione dello sviluppo culturalmente, ecologicamente ed economicamente sostenibile e per la qualificazione dei sistemi insediativi attraverso la preservazione dei caratteri dei territori interessati. In tal senso si sono sviluppate anche attività di promozione e divulgazione finalizzate a incoraggiare e comunque favorire ogni forma di recupero dei materiali, delle architetture e dei paesaggi legati alla terra cruda, nonché dei contesti culturali ad essi legati, con regole che riguardano l’uso di tecniche costruttive e di materiali, la specifica connotazione dello spazio pubblico, la delimitazione dello spazio urbano ed il suo rapporto con il restante territorio, la ricerca ed il rispetto degli equilibri eco-sistemici.

Il Parco Paleobotanico dell’Anglona (Comune di Martis)

L’area paleobotanica dell’Anglona, con la foresta pietrificata costituita da reperti xilofossili e fossili risalenti all’era terziaria, costituisce una delle risorse paleoambientali e geologiche più significative della Sardegna.
Le dimensioni dell’area interessata dai ritrovamenti dei reperti (100 km²), inizialmente frammentata in alcuni compendi, hanno guidato le scelte progettuali verso la ricerca di una percezione unitaria del Parco Paleobotanico, attraverso cui i comuni di Martis, Bulzi, Laerru e Perfugas cercano di darsi una prospettiva urbana e territoriale comune. La percezione unitaria del Parco si è materializzata principalmente nella realizzazione di un sistema di gallerie-ombrario, costituite da leggere strutture lignee, le quali, adattandosi alle condizioni topografiche e idrografiche dei siti, danno forma a un ricco repertorio di variazioni architettoniche sul tema progettuale principale. Assimilabili ad architetture-macchine territoriali, gli ombrari sono collocati strategicamente su alcuni rilievi che dominano il territorio, con la funzione di realizzare dei punti di osservazione che favoriscono i collegamenti visivi tra i siti e le aree maggiormente significative, manifestando un evidente dialogo col territorio circostante, ma anche di ospitare la rappresentazione dei legni fossili e delle concrezioni del bacino fossile.

“WE HAVE A DREAM”. Paesaggi dello stretto di Scill’e Cariddi (Regione Calabria)
La proposta proviene da una delle aree italiane in cui sono indispensabili politiche ed azioni di sviluppo socio-economico. Un filmato sui Paesaggi della città di Reggio, sui loro valori popolari e colti, sul loro recupero, promozione, sulla loro valorizzazione esemplifica e suggerisce modalità per interventi “pilota” virtuosi e per iniziative affini.
Siamo partiti dalla ricostruzione avvenuta dopo il terremoto di cento anni fa, con alcune “figure” del moderno. Maestri dell’architettura che hanno innescato processi di “ordine nascosto” nella città: Basile, Mazzoni, Arata, Autore, Zani, Piacentini, Zevi, Zorzi.
In Calabria, come in tutta Italia, “architetture senza architetti”, spontanee, mostrano la determinazione delle popolazioni a voler dare forma e bellezza alle loro case, borghi e paesaggi.
Ma vi è anche un “disordine percepito”, che meriterebbe un pamphlet di denuncia delle precarietà, del degrado, dell’abusivismo,…“Non luoghi” diventano paesaggi quotidiani dei cittadini.
Per un diverso futuro-possibile non restano, che “progettazioni pilota”. Bandiere di sogni che esprimono bisogni insoddisfatti.

“Paesaggi d’acqua”: itinerario e sistema di spazi (Comune di Penna San Giovanni)

Un sistema di percorsi e di spazi di sosta, ricreativi e belvedere, rendono fruibile un territorio di incredibile interesse paesaggistico e ambientale per le sue caratteristiche orografiche e idrografiche, essendo caratterizzato dalla presenza di un torrente d’acqua sulfurea, un torrente di acqua salata con sorgenti di acque minerali salso-bromoiodiche e da un torrente e un fiume di acqua dolce, molto pescosi e caratterizzati dalla presenza di antichi mulini.
Grazie a finanziamenti regionali e provinciali, il comune di Penna San Giovanni, dalla fine degli anni novanta, si adopera per recuperare questo territorio di grande interesse e pregio ambientale e paesaggistico riqualificando anche diversi spazi pubblici, evidenziando l’identità del “luogo” che all’inizio del Novecento esercitava una particolare attrazione turistica per le sue caratteristiche ambientali e termali (per la presenza delle quattro diverse sorgenti di acque salso-bromo-iodiche).

I giardini di Castel Trauttmansdorff (Centro per la sperimentazione agraria e forestale Laimburg)

I Giardini di Castel Trauttmansdorff, a Merano (Alto Adige), sono stati inaugurati nel 2001. Voluti, progettati, finanziati e gestiti dalla Provincia Autonoma di Bolzano, attraverso il suo Centro di Sperimentazione Agraria e Forestale Laimburg, sono oggi la meta più visitata dell’Alto Adige con una media di 1.300 visitatori paganti al giorno, ovvero 390.000 ospiti nell’arco in una stagione.
Con i suoi oltre 80 ambienti botanici, i Giardini sono espressione di un connubio unico tra natura, cultura e arte. Nell’ambito di una raffinata associazione architettonica, s’intrecciano temi diversi che trovano il loro sbocco nell’unione tra diverse culture e paesaggi, tra cui quello altoatesino e mediterraneo, tra l’area nordamericana e quella cinese o giapponese. Infine, 11 padiglioni artistici interpretano in maniera armoniosa, leggiadra e didattica i processi della natura.
Per il loro spirito innovativo, nel 2005 i Giardini sono stati eletti “Parco più bello d’Italia” e, nel 2006, insigniti del titolo di “Parco d’Europa n. 6”.

Programmi regionali per la promozione di progetti di tutela e valorizzazione del paesaggio (Regione Emilia-Romagna)

Si tratta di un percorso di ricerca sperimentale che costituisce una testimonianza della politica del paesaggio che da oltre quindici anni la Regione Emilia-Romagna promuove con lo scopo di incentivare gli enti locali alla formazione di progetti di tutela, recupero e valorizzazione del proprio territorio. Un periodo complesso, ricco di cambiamenti e di esperienze, che ha consentito di ricollocare la sperimentazione su parametri nuovi, rispondendo alle esigenze sempre più manifeste e impellenti di miglioramento della qualità degli ambienti della quotidianità e dei cosiddetti paesaggi ordinari.
I “progetti di tutela e valorizzazione” realizzati grazie alle sinergie attivate con gli enti locali e i settori di intervento regionale, attuano gli obiettivi espressi dalla pianificazione paesaggistica regionale e provinciale e sono il mezzo per promuovere la nuova filosofia d’intervento, caratterizzatasi dagli anni ’90 sulla base delle esperienze maturate nella gestione del paesaggio. Una modalità di tutela attiva che ha anticipato le attuali tendenze che vedono nel “progetto di paesaggio” uno strumento per superare l’immobilismo di una gestione prettamente regolamentare non in grado di cogliere la complessità e la specificità delle diverse situazioni, ma soprattutto di determinare le condizioni affinché il miglioramento della qualità del paesaggio diventi un’aspirazione collettiva. Nella fase più recente della programmazione l’attenzione si è incentrata pertanto su quelle aree/problema come le aree di margine e gli ambiti agricoli periurbani, i distretti industriali e le aree intercluse e residuali, ambiti in cui le problematiche determinate dai processi di trasformazione sono rappresentate in modo esemplare.

Arca del Tempo (Regione Sardegna)

Nel luogo nel quale l’edificio è stato costruito, alle pendici nord del colle, verso l’abitato, il tema del rapporto con il contesto è concreto, su tre diversi fronti: la geografia, l’archeologia, la periferia urbana. Tutti fortemente critici. Per una probabile soggezione reverenziale i primi due o, all’opposto, per ovvia conflittualità il terzo.
Questa architettura compie in proposito una esplicita scelta di campo. Vuole essere contemporanea, razionale, rigorosa. Laicamente, rispetto a diffusi pregiudizi circa presunte incompatibilità, tout court, tra segno contemporaneo e paesaggio, rifiuta il mimetismo ricercando, piuttosto, il minimale.
Costruttivamente molto semplice – un parallelepipedo largo 11 metri e lungo 44, confitto nel terreno, dal quale emerge parzialmente – il corpo di fabbrica ha impianto longitudinale con direzione nord-sud. In considerazione del fatto che alcuni usi non necessitano o sono addirittura incompatibili con l’illuminazione naturale diretta (come la galleria espositiva o la sala multimediale), lo schema distributivo funziona con un solo versante finestrato – quello esposto verso la campagna, a ovest – e gli altri lati parzialmente o completamente interrati.

Il Parco dei suoni nelle cave dismesse di arenaria del Sinis (Regione Sardegna)

Il recupero delle cave di arenaria dismesse di Su Cuccuru Mannu (Oristano), destinate a parco tematico sonoro, persegue un proposito di “riscatto” e riappropriazione di questo sito: dalla condizione precedente di degrado, di discarica, a quella dell’espressione, attraverso i suoni e la musica. In questo senso, gli spazi degradati, rigidi e strutturalmente vincolati alla loro condizione originaria, perfino nell’immagine, offrono, spostando il punto di vista interpretativo, una insospettata adattabilità: la loro natura di impressionante cavità, prima ingombra di detriti, suggerisce una mutazione dalla forte valenza evocativa. Il progetto coniuga diverse esigenze: la tutela ambientale, l’espressione artistica e l’applicazione di tecnologie sofisticate. Il tema sonoro costituisce la “spina dorsale” del progetto: lo spazio si articola in un insieme di percorsi sonorizzati che attraversano gli spazi delle cave e le aree circostanti. Le sistemazioni sono in massima parte a cielo aperto, mirate a realizzare ambienti ad alto contenuto evocativo sotto forma di “sculture sonore”. Il centro visite del parco fornisce al visitatore i servizi informativi e di supporto alla visita. Il corpo architettonico è completamente inserito entro il profilo del terreno e non altera il profilo del paesaggio; dall’interno il prospetto costituisce una parete dell’invaso della cava ed il loggiato, costituito da una sequenza lineare di piloni in arenaria, di ampiezza e scansione informe, configura una ampia zona ombreggiata.

Programma Paesaggi e Identità delle periferie (Comune di Roma)

Con il programma Paesaggi ed identità delle periferie si vuole indicare un percorso di interventi per la valorizzazione e la fruizione dell’ambiente urbano, con l’obiettivo di superare la tradizionale contrapposizione tra centro e periferia e di attribuire il giusto valore alle aree periferiche della città: luoghi particolarmente ricchi di risorse ambientali, archeologiche e paesaggistiche.
Nella periferia di Roma il processo di trasformazione del territorio e di ricomposizione del paesaggio, che si basa sullo studio e sulla conoscenza della Rete Ecologica della città, si pone in linea con i principi della Convenzione Europea del Paesaggio. Gli interventi del programma Paesaggi e identità delle periferie, per la loro particolare collocazione e per le loro caratteristiche ambientali, rappresentano veri e propri nodi della rete ecologica, essenziali per la rigenerazione del territorio. Attraverso la tutela e la ricostruzione dei “nuovi paesaggi” e la valorizzazione dell’intreccio tra l’insediamento urbano e la storia dei luoghi, può anche nascere un processo di ricostruzione e promozione dell’identità locale, con la partecipazione indispensabile delle comunità interessate.

Chiesa dell’Assunta (Regione Sardegna)